Ci sono periodi in cui semplicemente uno non ce la fa. In cui la mente è talmente tesa e concentrata sui difficili compiti che anche scrivere due righe diventa difficile, che poi che senso ha, scrivere due righe solo perché il silenzio è ormai troppo lungo... è anche che la notte si continua a dormire poco, e le scuole sono finite, e le energie sono sempre meno...
Però sta per uscire AndÄ›l e non potevo fare a meno di scriverlo qui:
AndÄ›l. L'incrocio dell'Angelo; di Jáchym Topol; Edizioni Azimut.
E detto questo me ne vado in vacanza a vagabondare per isole greche...
Saluti a tutti
Cosa c'è di più rilassante di un mare di prima stagione, sole caldo affatto acerbo, ragnatele di raggi tra le palpebre. Sillabe sfuse accanto a me, primi accenni di indistinguibili parole. Onde lievi che sciacquano pensieri. Ciottoli caldi. Incandescenza sulla pelle. Io, lei e allegra brigata siamo state qui.
Ed oggi eccomi di nuovo immersa nei dizionari... e un cielo nuvoloso che i giorni passati sembrano uno strano sogno...
C'è quel qualcosa di famigliare quando si traduce il libro di uno scrittore che si conosce così bene che ti permette di navigare in acque più calme. Ogni libro certo nasconde le sue insidie, ma il fatto di ritrovare man mano che si avanza elementi noti, parole che fanno così parte di lui e quindi ormai anche di te ti permette di procedere con una certa sicurezza. Ognitanto il mare si agita un po' ed è necessario stringere i denti, torna la paura di affogare, ma ecco che subito trovi la tua boa e torni tranquilla.
E' un libro diverso sia da Lavoro Notturno che da AndÄ›l, ma assomiglia più al primo che al secondo. Anche qui bambini che devono destreggiarsi in un mondo devastato dagli adulti, anche qui un bosco insidioso, un torrente. Carri armati. Anche qui un amore acerbo. Navigo tra le parole, quella prima tratta senza mappe, senza rotte, si procede seguendo l'istinto. Verrà poi il tempo di ripercorrere, soffermarsi , dar forma e ammirare. Conosco le tappe ormai e procedo senza troppi timori.
Babele di lingue
Le mie figlie parlano due lingue, oltre all'italiano anche il tedesco, la lingua del papà. La cinquenne all'asilo comincia a giochicchiare con l'inglese. Ieri la grande scoperta: Mamma! Lo sai che in inglese certe parole si dicono in tedesco?!?
Avete presente I giorni dell'abbandono? Quando lei porta all'editore il libro tradotto e invece non era quel libro, semplicemente aveva cominciato a scrivere lei, così, la sua storia? Ecco, credo che stasera stesse accadendo anche a me... mentre traducevo i pensieri se ne andavano per conto loro, continuavano la storia che tempo fa ho cominciato a scrivere. Credo possa accadere quando il ritmo della scrittura è particolarmente vicino alla tua voce, o almeno a me succede, mi succede anche quando leggo. Leggo e mi accorgo che col pensiero sto scrivendo. Insomma stasera ho chiuso un file e ne ho aperto un altro, quello mio, ancora così acerbo.
E bravi italiani! Adesso che si fa... si emigra?
Questa primavera stenta davvero ad arrivare... ne ho bisogno, estremamente bisogno!
Ho voglia di sole, di sole quello forte, ho voglia di mare...
Traduco di giorno e di sera, la voce su carta si confonde con la mia, sento che nei pensieri comincio a parlare col suo ritmo, quello di lei soprattutto, che è particolarmente nelle mie corde... è come quando da piccola prendevo ovunque andassi l'accento di quel luogo, ne assumevo la cadenza quasi senza accorgermene...
Oggi ho avuto una nuova conferma su Il viaggio di Anna, non ne ho più scritto qui ma mi sono arrivati tanti, tantissimi riscontri positivi, anche da persone che non conosco. Due in particolare hanno spazzato via ogni mia incertezza, so che parlano con una grande competenza alle spalle...
Avrei ancora voglia di scrivere, tanta, ma me ne manca il tempo e poi forse non è il momento, sono troppo presa da altre voci per poter dar spazio alla mia...
Per il resto, mi sento di aver lavorato per anni ad un film di cui qualcuno per ostinato dispetto ha cancellato ogni mia scena... ma so che ci sono tanti altri pianeti ad attendermi...
Le buone notizie non arrivano mai da sole...
è bello ognitanto poter stravolgere i proverbi. E la seconda buona notizia è arrivata ieri, stavolta non via telefono ma con una mail... ed era la notizia che più attendevo. E' proprio vero che dopo tante semine prima o poi si comincia a raccogliere, e che raccolti ragazzi! Ora c'è da rimboccarsi le maniche ancora di più...
D'ora in poi presterò la mia voce a lui e a lei.
Si può volere di più?
Aria spumeggiante
In un momento in cui si ha particolarmente bisogno di buone notizie, che un consorte a rischio licenziamento non è cosa piacevole specialmente quando la famiglia di cinque persone è praticamente, diciamolo senza vergogna, monoreddito, in un momento così succede che una mattina squilla il telefono. E dall'altra parte della cornetta c'è qualcuno che ti dice che hai superato una prova di traduzione per te molto importante. E' solo la prima delle due che hai sostenuto, ma è abbastanza, più che abbastanza, per chiamare a raduno la famiglia e lanciarsi in un improvvisato brindisi. Anche se sono le undici di mattina. Ci sta bene. Ci sta molto bene. E non è tanto il sentirsi brava, che non è che una telefonata basti a fugare gli eterni dubbi, è la gioia di un primo, preziosissimo raccolto dopo anni di semina. E' la prova che forse allora è possibile riuscire, senza spinte e soprattutto senza spingere (e calpestare, cosa non insolita anche nel mondo editoriale, purtroppo).
Oggi insomma a casa mia si respira aria spumeggiante!
Credevamo fosse un lavoro...
E invece era... un calesse? Già, credevamo che fosse un lavoro. Un contratto a tempo indeterminato, una grande azienda, una cosa sicura no? Certo, uno si lancia col mutuo, coi figli, comincia a costruire insomma, pezzo dopo pezzo, che tanto lo stipendio c'è. Uno solo ma c'è. Sicuro, in probabile crescita. Che avrei potuto altrimenti dilettarmi a scrivere e a tradurre? E intanto far la mamma? Ma siamo nel mondo della flessibilità e della mobilità, non ci stanno forse facendo il lavaggio del cervello da anni? Siate flessibili giovani! La parola d'ordine per un futuro migliore. Già, nel mondo della flessibilità siamo. E soprattutto, l'azienda sarà pure svedese ma noi siamo in Italia, e in Italia è così che succede. In Italia una mattina ti convocano d'urgenza e con qualche fronzolo qua e là ti danno la grande notizia, si chiude. A trecento persone il futuro si sgretola così. In pochi minuti ti precipitano nella precarietà. La mattina ti svegli tranquillo, colazione, figli a scuola, e la sera torni a casa con un macigno di incertezza sulle spalle.
Trecento laureati altamente specializzati, l'unico centro di ricerca e sviluppo nel Lazio. A scriver curriculum, come neolaureati in cerca del primo lavoro.
eran300.blogspot.com/